Perché le figurine Panini possono aiutare te ed il tuo team

Quando avevo all’incirca dieci anni avevo una passione abbastanza forte per le storiche figurine Panini. Quelle dei calciatori.

Non che fossi un amante del gioco del calcio, anche se lo praticavo (male ahimè) e provavo una certa gioia ad andare allo stadio.

Sarà stato che allora le partite si giocavano solo la Domenica, sarà stato che andare in carovana con le stesse sciarpe e le stesse bandiere (rigorosamente biancoverdi) mi dava un senso di comunità e di festa, fatto sta che ci volle poco a far coincidere questo piacere con quello delle figurine Panini.

Tra l’altro potevo anche ritenermi fortunato.

Sono passati quasi venti anni e quindi il reato è andato  in prescrizione e posso finalmente svelare questo retroscena: mio padre, insegnate di scuola media inferiore, nonostante non avesse l’aurea malvagia (almeno credo) di temutissimo prof dalla bacchetta facile, aveva escogitato un interessante piano per unire l’utile al dilettevole.

Così capitava che, quando lo scolaro trasgrediva le norme o il silenzio o “ripetutamente interrompeva la lezione, distraendo l’intera classe”, pagava dazio con il “sequestro delle figurine”.

All’epoca le figurine avevano lo stesso ruolo che grosso modo hanno oggi gli smartphone per gli adoloscenti. Solo che oggi sarebbe un tantino più complicato sequestrare uno di questi aggeggi ad uno studente.

Così avveniva (spesso) l’appropriazione (non indebita) di cospicui malloppi di figurine che per puro caso facevano spesso capolinea nella nostra casa, senza più far ritorno tra i banchi di scuola.

Una fortuna che portava me, e mio fratello, a completare quasi sempre e quasi subito, l’intero album dell’annata calcistica. E mio padre ad avere la gioia dei figlioli ed il rispetto degli alievi.

L’ho sempre pensato che la Categoria Docente avesse un certo che di diabolico.

Ma il punto ora è un altro.

Stamani, al supermercato, mi sono inbatutto nell’album di figurine Panini 2017. In offerta!
L’ho preso!
Mi sono fatto convincere dalla headline persuasiva “LE GRANDI RACCOLTE DELLA GIOVENTU” e dall’atavico richiamo alla spensieratezza della verde etade.

Ora, a 33 anni ancora con l’album delle figurine Panini?

Sì e vi spiego il perché.
Non per darne giustificazione ma perché quelle figurine, come qualsiasi altro gioco, rappresentano quell’aspetto ludico che troppo spesso viene soffocato.
Tanto nel privato quanto nel mondo professionale. Anzi, forse qui più che altrove, dove sono ancora vivi retaggi della rivoluzione industriale e della produzione di massa.

Eppure, ne sono convinto, è proprio sul lavoro che il gioca può rivelare appieno i propri benefici. niente accende il nostro cervello come il gioco, il gioco stimola

l’immaginazione, che è una palestra per l’azione

amplia la gamma delle opzioni che abbiamo a disposizione, ci aiuta a vedere possibilità che altrimenti non avremo notato, ci apre la mente; è un antidoto allo stress, ha un effetto positivo sulle funzioni esecutive del cervello.

Non è un caso che oltreoceano, l’ex CEO Twitter Dick Costolo per favorire il pensiero creativo, promuoveva dei corsi di improvvisazione teatrale.

Alla IDEO, global design company, le riunioni si tengono in pulmino.

A Mountain View, in casa Google, puoi trovare, tra un ufficio e un altro, fenicotteri, dinosauri e altri animali strani.

“E’ vero”, direte, “ma loro sono americani, lì è un altro mondo”.
No.
Sono esseri umani con le stesse nostre pulsioni, gli stessi istinti e la stessa corteccia cerebrale (anche se, le ultime elezioni USA, hanno iniziato a farmi un pò dubitare di questa cosa).

L’unica differenza tra chi le cose le fa e chi no, sta nel fatto che il primo si è alzato dalla sedia, il secondo no.

Allora stamani, ho alzato le punte, e prima di andare alle casse, ho deciso di acquistare il mio album di figurine Panini. Non con l’ambizione di completarlo (non vivo più con mio padre, il quale nel frattempo è anche andato in pensione).

Ma con l’ambizione di ricordarmi quotidianamente che il gioco è essenziale. E magari fare un pò di proselitismo!

Colombo stava giocando quando gli venne in mente che la Terra era rotonda.
Newton si stava svagando quando vide il melo e di colpo intuì l’esistenza della forza di gravità. Mozart non trascorse un solo giorno, o quasi, senza giocare.
Gli esperimenti di Einstein sono brillanti esempi di una mente stimolata a giocare

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